In breve: è stato inaugurato un asilo nido a Roma, costruito in memoria delle otto vittime dell'esplosione di qualche anno fa in via Ventotene. La struttura è stata denominata "la Contea degli Hobbit" (i Mezzuomini di Tolkieniana memoria, per chi non lo sapesse), nome effettivamente curioso, ma tutto sommato sensato, se si pensa alla taglia degli ospiti che accoglierà ogni giorno.
Apriti cielo!
Insorge il PD, tramite i consiglieri Valeriani (Comune di Roma) e Palumbo (Provincia di Roma), protestando per la scelta di "un nome così vicino alla sottocultura neofascista".
Allora, siamo d'accordo che in questo momento assistiamo ad un rafforzamento preoccupante delle ideologie (di ogni tipo), è vero che spesso nelle istituzioni pubbliche vale il proverbio nomen omen, spesso c'è un pensiero politico preciso alle spalle di una dedica, è un fatto che in passato l'opera di Tolkien è stata strumentalizzata da ottuse frange di estrema destra, ma andiamo, signori consiglieri, vi paiono questi i problemi della nostra capitale?
Almeno, signori, avete letto i libri in questione?
Sapete che gran parte dei lettori di Tolkien italiani (con cui ho avuto l'onore e il piacere di condividere una fetta importante della mia breve esistenza) sono in maggioranza simpatizzanti comunisti? O comunque, non sostengono chi scende in piazza a giocare a guardie e ladri come certi buontemponi in camicia verde?
Tolkien non era socialista, è vero. Come gran parte degli europei dell'epoca. Mussolini sì, almeno agli esordi. Ma chi darebbe del fascista a Churchill? Eppure, non era certo "di sinistra".
Allora, signori, andiamoci piano con le definizioni di "sottocultura neofascista". Il momento è brutto, politicamente parlando, ma interpretare come ideologica questa intitolazione sa molto di caccia alle streghe (tanto per restare in tema fantastico).
roma.repubblica.it/dettaglio/via-ventotene:-e-polemica-sullasilo-intitolato-agli-hobbit/1791051
Scritto da ElenwenRomeniel
venerdì, 27 novembre 2009+20:54
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cogito ergo |
commenti
Entri in in posto, pensando a qualcuno che non vedi da tanto tempo, e senza ancora aver spinto la porta, hai la certezza di trovartelo davanti, senza saper spiegare perché.
Una cosa del tutto irrazionale, chi ti dice che sarà così? A rigore avresti la stessa probabilità di vederlo di qualsiasi altro giorno dell'anno.
E invece te lo trovi davanti.
Sorridente come al solito.
Scambi le solite due tre frasi "come stai? che hai fatto di bello? etc." dici svariate banalità e più passano i secondi più ti rendi conto che avresti una gran voglia di dire "andiamo a bere un caffè? facciamo due chiacchiere?" ma le domande che ti sei fatto per tanto tempo, alle quali vorresti finalmente una risposta, in quel momento non ti vengono in mente.
E poi pensi che in fondo ha altro da fare, che se avesse avuto voglia di invitarti l'avrebbe già proposto lui... così saluti e te ne vai, pensando che domani è il tuo compleanno, e che un anno fa avresti desiderato più d'ogni cosa avere quella persona vicino, anche dopo aver scoperto che ti ha consapevolmente illusa per un bel po' di tempo, che per lui non sei niente di speciale, e che in fondo lo sai che non è la persona adatta a te, che ci sono altri adesso nella tua vita che sapranno darti sicuramente di più, con più sincerità, quasi ti senti in colpa nei loro confronti di riandare ancora una volta a quei giorni di un anno fa.
Adesso non sei nemmeno paragonabile a quella persona. Lavori tanto, sei felice di quello che fai, ti diverti, esci di casa spesso, studi con più convinzione, hai costruito qualcosa... eppure, basta uno di quegli sguardi azzurri a farti vacillare, sapendo che dopo averti confusa lui se ne andrà senza nemmeno essersi accorto di tutto il tumulto che ha causato dentro di te.
Saluti, dunque, esci di nuovo sulla piazza, piena di bancarelle, profumata di mandorle e frittelle, sai già che quando arriverai a casa avrai bisogno di scrivere qualcosa per esorcizzare questa malinconia, perché la verità è che sai cambiata anche in questo: guardi in alto, prendi un respiro, ed esci da questa palude azzurra di malinconia.
Scritto da ElenwenRomeniel
martedì, 24 novembre 2009+11:49
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cest la vie, sguardo sulle emozioni |
commenti
Ho appena avuto un'accesa e alquanto avvilente discussione con mia madre a proposito del Couchsurfing.
Per chi non sapesse cos'è, è tutto spiegato qui www.couchsurfing.org/ ma in sostanza si tratta di un network di persone che si rendono disponibili ad ospitare viaggiatori da tutto il mondo in casa loro, con la possibilità di ottenere a loro volta ospitalità.
Quando ho letto di che si trattava, mi sono subito entusiasmata. La sola idea mi sembra eccezionale - dato che mi piace viaggiare, ma le finanze sono quelle che sono, la soluzione sarebbe davvero interessante.
Visto che mio fratello al momento fa il pendolare per andare all'università a 100km di distanza, ho pensato che in caso di bisogno sarebbe una possibilità da prendere in considerazione anche per lui, meglio di così... solo che, ovviamente, sarebbe da dare la disponibilità ad ospitare qualcuno.
Butto l'idea a pranzo, sempre entusiasta.
Apriti cielo.
Mia madre comincia quasi subito a gridare che la casa è piccola, lei già sopporta abbastanza, che non si potrebbe fare più niente in casa, che è una cosa fatta per gente con una casa grande e con la mentalità di un'altra generazione e vorrà proprio vedere se "la principessa" (io) che in questo è "una nullità" quando avrà una casa sua avrà voglia di avere ospiti e che mi riempio la bocca di cavolate e via avanti.
Ha detto bene. Proprio è una questione di mentalità.
Distorta.
Scritto da ElenwenRomeniel
lunedì, 23 novembre 2009+14:33
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cest la vie |
commenti
Sogno un Natale colorato
come forse non ne ho mai vissuti
dove più che gli alberi
sono gli occhi della gente a scintillare
e i bambini stanno attenti
per ascoltare meglio le storie dei nonni.
Sogno un Natale colorato
dove la tivù sia spenta e silenziosa
dove ci si incontri per strada anche senza la neve
e non ci si guardi le spalle
incontrando uno sconosciuto.
Sogno un Natale colorato
perché il bianco e il nero ormai mi fanno paura
un Natale che abbia tanti nomi
quante sono le lingue che si ascoltano per strada
quando tutti possano avere una casa cui tornare
e una porta da aprire, augurando "Buon Natale".
www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio/natale-a-coccaglio.html
Scritto da ElenwenRomeniel
mercoledì, 18 novembre 2009+12:33
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poesie e racconti, cogito ergo |
commenti
Mr. Sandman, bring me a dream (bung, bung, bung, bung)
Make him the cutest that I've ever seen (bung, bung, bung, bung)
Give him two lips like roses and clover (bung, bung, bung, bung)
Then tell him that his lonesome nights are over.
Sandman, I'm so alone
Don't have nobody to call my own
Please turn on your magic beam
Mr. Sandman, bring me a dream.
(scat “bung, bung, bung, bung.….)
Mr. Sandman, bring me a dream
Make him the cutest that I've ever seen
Give him the word that I'm not a rover
Then tell him that his lonesome nights are over.
Sandman, I'm so alone
Don't have nobody to call my own
Please turn on your magic beam
Mr. Sandman, bring me a dream.
(scat “bung, bung, bung, bung)
Mr. Sandman (male voice: “Yesss?) bring us a dream
Give him a pair of eyes with a “come-hither” gleam
Give him a lonely heart like Pagliacci
And lots of wavy hair like Liberace
Mr Sandman, someone to hold (someone to hold)
Would be so peachy before we're too old
So please turn on your magic beam
Mr Sandman, bring us, please, please, please
Mr Sandman, bring us a dream.
(scat “bung, bung, bung, bung….)
Scritto da ElenwenRomeniel
sabato, 07 novembre 2009+18:06
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poesie e racconti |
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A volte capita di vivere attimi tanto perfetti da sembrare quasi irreali. Quando li richiami alla mente quasi ti chiedi se davvero tu li abbia vissuti, o se non fossero piuttosto delle trasfigurazioni fiabesche di una realtà molto più prosaica.
Influenza di Pirandello? Può darsi. Ma quello è venuto dopo, a confondere le piste e le idee.
In quel momento c'era solo una enorme luna candida che si staccava piano piano dalle falde del monte, in un cielo cobalto che si andava scurendo, e una brezza fresca che accarezzava appena le chiome rosseggianti di aceri, carpini, faggi e betulle, rendendo la valle tanto bella quanto sottilmente malinconica.
Niente di eccezionale, se volete.
Forse ero solo io a stare così bene come non mi capitava da un sacco di tempo, semplicemente star bene, felice di essere là, con chi era con me, in quel momento, di parlare di quel che abbiamo discusso, di come abbiamo parlato, di quel the che abbiamo bevuto, di ogni piccolo dettaglio, del tempo che sembrava semplicemente non esistere e non avere alcuna importanza.
Poi arrivi in auto, accendi la radio e tra le varie notizie cade come per caso la morte di Alda Merini. E lascia un amaro strano nei pensieri, perché un poeta che muore in una giornata così sembra non avere senso... perché proprio in quel momento?
E dopo, spulciare tra le sue poesie e trovare queste righe, che si accordano con i discorsi del pomeriggio come se le avesse scritte pensando alle nostre parole. Ci sono coincidenze che lasciano senza fiato.
Pur nella malinconia di aver perso un'anima bella come quella di Alda.
Il mio passato
Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che e’ passato
e’ come se non ci fosse mai stato.
Il passato e’ un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato e’ solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho gia’ visto
non conta piu’ niente.
Il passato ed il futuro
non sono realta’ ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacche’ non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.
(Alda Merini)
Scritto da ElenwenRomeniel
mercoledì, 04 novembre 2009+00:28
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poesie e racconti, cest la vie, damasco, sguardo sulle emozioni |
commenti
Dopo un feroce litigio in casa ero sul punto di prendere a sediate qualcuno, senza tuttavia cedere alla tentazione.
Ma dovevo sfogarmi in qualche modo.
E mi è caduto l'occhio su un doppio disco di Gyorgy Kurtag, compositore contemporaneo ungherese di fama mondiale... che peraltro mi è stato regalato ad un compleanno proprio perché magiaro, dalla mia madrina, che tuttavia non aveva idea di che demoniaci suoni fossero registrati sul disco.
Zac! Lampadina stile Archimede.
Prendo il cd e alzo il volume di un bel po' (di solito io lo ascolto sui 3-4 gradi, oggi sui 20), girando l'altoparlante in modo che spari tutto verso il corridoio. E mi metto a trafficare in camera come se niente fosse.
L'opera è parecchio contemporanea (per un comune mortale potrebbe essere "astrusa", "senza senso", "fastidiosa", "snervante", "Incomprensibile" e via dicendo), ma ha lo strano potere di rilassarmi e farmi scordare i propositi selvaggi di prima.
Dopo circa 5 minuti mia madre viene da me, verde in faccia, e mi dice che o metto qualcosa di più allegro, oppure chiudo la porta.
Cambio cd (ma avevo già trionfato), e scelgo le "Polydiaphonie" di Eugène Bozza, per flauto e chitarra. Se qualcuno avesse notizia del significato dell'opera è pregato di spiegarla nei commenti, per inciso.
Passano altri tre minuti e la genitrice ritorna, sempre più verde, ingiungendomi di abbassare il volume.
A questo punto non infierisco oltre e passo al caro vecchio Astor... ma che soddisfazione...
D'ora in poi, quando sarò incazzata con i miei, gli sparerò a tutto volume le opere contemporanee più... ragguardevoli della mia raccolta di dischi.
Chissà che, presi dallo sconforto, non smetteranno una volta per tutte di fare il pelo a tutto quello che faccio...
Scritto da ElenwenRomeniel
lunedì, 26 ottobre 2009+20:27
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cest la vie |
commenti
www.repubblica.it/2009/07/sezioni/cronaca/sisma-aquila-13/primi-sfratti/primi-sfratti.html
La mia domanda è: dove hanno preso la bacchetta magica, che farebbe comodo anche a me?
Scritto da ElenwenRomeniel
giovedì, 22 ottobre 2009+09:47
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cogito ergo |
commenti
Contrariamente alle mie aspettative, quest'anno a scuola ho fatto il pieno di ore e di studenti... e meno male che c'è la crisi!
Ora insegno chitarra in ben quattro scuole diverse, e sarebbero state anche di più, se avessi avuto ancora qualche ora da mettere a disposizione - ma, come è noto, la settimana è fatta da sette giorni e il giorno consta di 24 ore...
Così, ho anche l'occasione di conoscere realtà tra loro completamente diverse, e di paragonarle... e farmi un po' di domande.
Forse, nel mio caso, si coprono quasi tutte le tipologie di scuola di musica presenti nel mio territorio, conservatorio escluso:
- $PiccolaScuola, con sede in un paese vicino alla città, magari con strutture non eccezionali e risorse limitate, ma con un gruppo di insegnanti giovane, coeso e motivato;
- $ScuolaDiCittà, dalla storia ormai ventennale, dove mi è capitato di ritrovare le mie maestre di musica (mi chiedo che impressione abbiano avuto vedendomi come sono, quando magari avevano ancora in mente la bambina con la coda che saltellava allegramente per quelle sale circa 15 anni fa)
- $ScuolaDiBanda, altrettanto consolidata, dove la chitarra c'è perché è richiesta, ma ovviamente si spinge molto di più verso gli strumenti a fiato, dove non so quasi i nomi dei miei colleghi perché non li vedo mai e sono quasi tutti parecchio più grandi di me, tengono famiglia, etc
- $ScuolaLontana, che in realtà è la sede staccata di una scuola di un altro paese, serissima e molto ben organizzata, nonostante le dimensioni piccole e la posizione geografica piuttosto marginale rispetto ai grandi centri della regione.
Insomma, ce n'è per tutti i gusti.
Comunque, sempre meglio ricordare che non è la dimensione a far la qualità... e adesso mi spiego meglio.
Certo, essere "grandi" significa spesso avere più risorse economiche e umane a disposizione. Magari anche una sede con molte aule, fornite di pianoforte o di parecchi strumenti e attrezzature che in altre realtà ci si può scordare, avere molti allievi e dunque (anche se le percentuali restano più o meno sempre le stesse) più allievi "bravi" a disposizione, poter organizzare iniziative di ampio respiro con una copertura e una sponsorizzazione consistenti etc. etc. etc.
Ma capita anche di sentirsi dire frasi del genere: "eh, adesso non possiamo più pretendere che i ragazzi studino come facevate voi dieci o quindici anni fa... allora sì che si facevano delle belle cose, che i saggi venivano bene!".
Insomma, la scuola di musica (ma anche lo sport, o le lezioni di inglese, la parrocchia piuttosto che le iniziative della biblioteca) diventa un comodo parcheggio per genitori che vogliono ritrovare un po' di tempo libero, anche solo per poter fare la spesa in pace... ma a casa non ci si sogna assolutamente di spingere il bambino/a in questione ad esercitarsi, anche perché ci sono tante cose da fare, tanti altri compiti, la tv, il computer, insomma, il tempo è quello che è per tutti e non sempre i grandi han voglia di fare i guardiani.
Quindi, dobbiamo avere pazienza e sopportare le scuse che ci vengono propinate, l'ineluttabile distrazione del mondo moderno.
Anche la sede a volte è quella che è, in realtà magari più piccole. Ci si arrangia, tra riscaldamenti che vanno a singhiozzo, spazi piccoli o poco organizzati, materiale che manca e che mettiamo a disposizione di tasca nostra, perché in fondo a questo lavoro teniamo, vogliamo offrire ai ragazzi il meglio che si può dare, e metterci qualcosa del nostro in fondo non ci pesa, perché dal lato umano si riceve moltissimo, tanto dagli allievi quanto dai colleghi.
In altre situazioni, ci si sente invece come dei bambini capitati nel paese delle meraviglie, e si ha quasi paura di aprire gli occhi e che tutto fosse un sogno, ben diverso dalla realtà.
Come nella $ScuolaLontana.
Arrivo un bel giorno sulle note conclusive della 9° Sinfonia di Dvorak (è esattamente pari al tempo che impiego ad arrivare da casa mia alla scuola), in una piazzetta con nomi scritti in un'altra lingua, che capisco poco. Esco dalla macchina e trovo $Custode, un ragazzo sorridente e amichevole che si occupa di aprire e chiudere la sede dove si fa lezione. Mi scorta all'interno e magia! mi ritrovo in una sala con un bel tappeto multicolore, sedie blu e arancioni, scrivania, computer, fotocopiatrice, pianoforte e stufa a pellet (fondamentale...), bella luminosa e accogliente, dove farò lezione. Mi racconta che è stata messa a disposizione dal Comune, perché è un'occasione da non perdere, il fatto di poter avere dei corsi di musica in paese, di avere ragazzi che li possono frequentare e di trovare insegnanti che si rendono disponibili a venire fin lassù a far lezione. Quindi li si tratta al meglio.
I ragazzo di lassù, forse proprio perché sanno che non è scontato avere questa possibilità, si danno da fare molto più di quelli di città. Studiano quel che devono studiare (quasi sempre!), sono disponibilissimi sia negli orari sia nell'esaudire le richieste di studio/materiale etc., sono ansiosi di suonare in gruppo e non vedono l'ora di fare un nuovo saggio, mi hanno già detto che brani avrebbero piacere di suonare (e non so nemmeno se alla fine a Natale si fa il saggio o meno)... quando in altri posti quasi li si dovrebbe pagare, per convincerli a salire su un palco e fare il loro pezzettino.
Dulcis in fundo, appena metto giù la borsa mi chiede: "allora, gradisci qualcosa? un caffè, un the caldo..."
Probabilmente l'ho guardato con una faccia stralunata, perché ha allargato ancora di più il sorriso... sussurro "un the andrebbe benissimo" e dopo una mezz'oretta arriva con un vassoio con the, zucchero e quattro biscotti vicino.
Fate piano, che se no mi sveglio...
Scritto da ElenwenRomeniel
domenica, 18 ottobre 2009+15:31
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scuola di musica |
commenti (1)
Non lo nego, per un po' mi è piaciuto da matti questa diavoleria di social network.
Come innumerevoli altre persone, ho ritrovato compagni di classe, di corsi, di scuola, di parrocchia, di coro, di quel che vi salta in testa... ho fatto i test più strani, guardato le foto di gente che sta a migliaia di chilometri da me, chattato con amici che altrimenti non vedrei mai, ricevuto messaggi di lavoro e non, etc. etc. etc.
Però cominciano a venirmi dei dubbi.
Voglio dire, rimane uno strumento fantastico per stringere conoscenze, informare i contatti di qualche evento/iniziativa/notizia, scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato, siamo tutti d'accordo su questo.
Ma poi?
Chattare, finché vuoi.
Scambiarsi messaggi, nessun problema.
Lasciarsi commenti sulle rispettive bacheche, con molto piacere.
Offrirsi caffé/fiori/regali/disegni/angeli/blablabla virtuali, molto volentieri.
Ci vediamo a bere qualcosa?
Eh no.
No, perché ho il lavoro. E poi torno a casa. E ho una morosa/moroso da vedere. E ho il mio giro di amici. La riunione con il circolo nautico, come posso dimenticarla. E poi sono in vacanza, sono a Tonga, sono in giro a fare concerti, ho l'influenza, sto cucinando, domenica è il compleanno della prozia Romilda...
insomma, per schiacchiare i tasti e scambiarsi quattro cazzate via chat, sei la benvenuta, ma nella vita reale, ciccia, tu per me non esisti.
A volte mi sembra quasi che non esista nemmeno più, la vita reale.
Scritto da ElenwenRomeniel
domenica, 04 ottobre 2009+19:29
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sguardo sulle emozioni |
commenti
D e s c r i p t i o n
Chiamatelo diario, taccuino, manifesto... qualunque cosa possa avvicinarsi al mio desiderio di esprimere ciò che penso e che sono. Un timido tentativo, forse, ma sempre un tentativo.
A b o u t M e
C o u n t e r
sono passate di qui *loading* anime rilassate
F r a s i D a R i c o r d a r e
C i ò c h e A m o
La mia terra, le ore passate a chiacchierare con amici, la birra rossa, il the, la cioccolata fondente, il sole, i piccoli gesti di gentilezza, glicine, forsythia, il mese di marzo, il colore viola
C i ò c h e O d i o
Tutto ciò che viene fatto con cattiveria o in malafede... e chi non risponde a messaggi o email
W i s h L i s t
Di sogni nel cassetto ne ho tanti, ma se li rivelassi poi non si avvererebbero più...
S o g n i R e a l i z z a t i
Sono piccoli sogni, ma sono le gocce a formare l'oceano
F i l m C h e A m o
L'attimo fuggente, Braveheart, Una canzone per Bobby Long, i film di don Camillo e Peppone, Operazione Sottoveste, La spada nella roccia, Il nome della rosa, Il Signore degli anelli, Svegliati Ned, L'ultimo samurai, Il diavolo veste Prada...
M u s i c
Concerto per pianoforte e orchestra op. 54 (Schumann), The lark ascending (R. Vaughan Williams), Soul food to go (Djavan -Manhattan Transfer), La fille aux cheveux de lin (Debussy), la musica di Leo Brouwer, Preludio fuga e allegro BWV 998 (J.S. Bach), Aus Holbergs Zeit Suite (Grieg), Ecco mormorar l'onde (Monteverdi), The maid that sold her barley (trad. Irlanda), La Strada - In un giorno di pioggia - Maisha (Modena City Ramblers), musica a cappella, svariati standard jazz, One (U2)...
B o o k s
Shogun (J. Clavell), Le Celtiche (H. Pratt), Una musica costante (V. Seth), Creature grandi e piccole (J. Herriot), Canzoniere (U. Saba), La casa degli spiriti (I. Allende), Caffè Babilonia (M. Mehran), Il Signore degli anelli, Il Silmarillion, Racconti Incompiuti (J.R.R. Tolkien), Poesie (E. Dickinson), Canti gitani e andalusi (F. Garcia Lorca), Cento sonetti d'amore (P. Neruda), Tutte le bellezze del mondo (J. Seifert), La ragazza con l'orecchino di perla (T. Chevalier), biografie, leggende e fiabe
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